BLOG di BIB

Concorso mondiale BagInBox (aprile 2018)


In Italia siamo molto conservatori in merito alle confezioni per vino, si sa.

Gli italiani fanno molta fatica ad accettare il tappo a vite sulle bottiglie e guardano un po’ storto il bag-in-box.

Non è così in Francia invece, che pure di blasoni ne può vantare parecchi nel mondo enoico, e sono decisamente più rivolti all’ innovazione.

Non stupisce perciò che nasca proprio in Francia, il primo Concorso internazionale dedicato ai vini “in scatola”. Si chiama Concours International Wine the Box e si tiene a Tolosa il mese di marzo. I vini premiati potranno fregiarsi del titolo di “Best Wine in Box”.


Ci spiegano gli organizzatori della manifestazione: - Col passare degli anni, i vini in scatola sono divenuti la forma di imballaggio più popolare tra i consumatori, sia in Francia che all’estero (sono convenienti, mantengono freschi i vini più a lungo, offrono un grande rapporto qualità-prezzo e sono eccellenti per essere condivisi). La crescita delle vendite nei vari livelli di prezzo è la prova della loro popolarità - .

In particolare, a organizzare, è l’associazione La Buissonnière du Vin con la partecipazione dell’Università di Tolosa e degli studenti annualii del corso di enologia.


Ecco dunque che anche i vini “inscatolati” hanno raggiunto la loro piena dignità: in Francia, e nel resto del mondo, ma in Italia non ancora. Ci arriveremo, ci arriveremo!

link al sito

            


                        

Drinking from the box (gennaio 2018)

James Laube, editorialista di Wine Spectator di recente ha detto: “La stessa gente che era scettica riguardo al tappo a vite lo sarà anche per i vini in bag in box. Alla prova dei fatti, si sbagliavano riguardo ai tappi a vite e potrebbero sbagliarsi di nuovo riguardo ai bag in box”.

E pure noi siamo convinti che non siano sbagliate le sue riflessioni sul “Drinking From the Box”: il bere dal box.

Se analizziamo la realtà italiana,  noi abbiamo ancora molto da fare perché qui siamo ancora una minoranza a dire che il tappo a vite è una buona soluzione, sia per i vini di pronta beva, sia per quelli da invecchiamento. Parimenti risulta ancora più difficile far capire il valore del bag in box. D’altro canto, abbiamo alle spalle decenni di vini scarsi chiusi col tappo a vite e che ci confrontiamo con i brik di basso prezzo nei discount... Ma la capsula a vite di oggi e il bag in box sono altra cosa. Decisamente altra cosa. E pure il prodotto contenuto.

Certo per i baginbox (lo ammette anche Laube), non è immediato entrarci in sintonia.

Ma così come “i puristi rigettavano le chiusure alternative come una blasfemia e un affronto alla tradizione” (in Italia per molti è ancora alto questo pregiudizio) poi invece si verifica che oggi il twist-off (negli USA il tappo a vite lo chiamano così) è la chiusura preferita di un numero crescente di bevitori di vino. Occorre perciò tenere conto del fatto che “l’apertura mentale dei wine lover in un mondo di innovazione che cambia rapidamente è uguale a quella che si riscontra in qualunque altra area del vivere”.

Dunque, perché non il vino in bag in box?

Anche perché la qualità dei “vini in scatola” è andata crescendo alla grande, e nelle degustazioni alla cieca di Wine Spectator ce n’è qualcuno che si è posizionato tra gli 85 e gli 89 punti. Che sono ottimi punteggi!

Fate una prova! Il modo per vincere il pregiudizio è questo: assaggiate vini "al buio", comparando vini chiusi in modi differenti. E aspettatevi grosse sorprese!

    

BiBoViNo (dicembre 2017)

bibovino


Non avete sentito parlare di BiBoViNo?
È un’azienda francese che ha adottato uno slogan così: “la première marque exclusivement dédiée à la vente de vins haut de gamme conditionnés en Bag-in-Box”. Tradotto: "La prima marca dedicata solo alla vendita di vini di alta gamma in bag-in-box." Non in bottiglia...


I vini sono di una certa importanza e qualità, venduti a prezzi non esattamente economici. Scelti fra vignaioli anche di notevole fama e “les plus proches possible du naturel”, cioè i più vicini possibili al vino naturale.


Cosa vende? Esempio: un BIB da 2 litri di Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits 2016, oltre 40 euro. Ci trovate il vino di Emmanuel Giboulot, vigneron biodinamico, capofila nella lotta contro l’uso dei pesticidi nella viticoltura francese, multato per aver rifiutato l’ordine della Prefettura di usare la chimica per combattere un insetto. Un simbolo del “naturale” estremo, capace di mobilitare molti altri vignaioli dallo stesso pensiero.


Ma c’è dell'altro. Il bag-in-box da 2 litri del Condrieu di Christophe Pichon. Prezzo? Oltre 100 eur. Proprio così. E stravenduto.


Questa idea di vendita è di Bruno Quenioux, celebre a Parigi per le sue enoteche.  Il suo obiettivo è aprire una rete di una quarantina di negozi in franchising. Ora sono circa venti in Francia, uno a Praga e uno a Losanna. Che dire? Chapeau.


E in Italia? sughero&vetro. Con qualche accenno al BIB. Comunque noi ci siamo, ci siamo!

link a BiBoViNo  

          

     

Il Bag-in-Box conta il 10% di tutto in vino sfuso (luglio 2017)

OEMV

I più grandi esportatori al mondo di vino in BIB sono Australia, Usa, Germania e Sudafrica. I mercati maggiori, secondo OeMV, Stati Uniti, Svezia, Portogallo e Norvegia.

L’ Observatorio Español del Mercado del Vino (OeMv) ha pubblicato il dieci luglio scorso un report commercio internazionale del vino in Bag in Box (si può trovare qui). Vi è analizzato, in particolare, l’export del primo trimestre 2017.

Il mercato del vino esportato in recipienti tra i due e i dieci litri, per la gran parte costituito da B-i-B, ha totalizzato nel primo trimestre di quest’anno un volume di 1,01 milioni di ettolitri ed un valore di 132 milioni di euro; il prezzo medio di vendita è stato dunque di 1,31 €/l.

Gli scambi internazionali di vino commercializzato in recipienti superiori a 10 litri ha invece nello stesso tempo totalizzato un volume di 8,69 milioni di ettolitri e un valore di 620 milioni di euro (prezzo medio 0,71 €/l).

Sommando volumi e valori e calcolando le rispettive quote ne risulta che nel mercato del vino venduto in contenitori di volume superiore a due litri, il vino in B-i-B vale nel complesso circa il 10,4% del volume e il 17,6% del valore.

I primi sei paesi esportatori di vino in B-i-B sono Australia, Stati Uniti, Germania, Sudafrica, Italia e Francia, che insieme occupano circa due terzi del mercato in termini di volume (580.000 ettolitri nei primi tre mesi del 2017) e il 64,3% del fatturato totale di questa categoria. L’Australia da sola vale 160.000 ettolitri, anche il prezzo medio di vendita per questa categoria è di solo 0,60 €/l; principali mercati Usa e Germania.

Italia e Francia fatturano entrambe circa 8 milioni di euro in tre mesi nelle esportazioni di B-i-B ma sono i due fornitori capaci del prezzo medio più elevato (2,34 €/l per la Francia).

Il maggior importatore mondiale di vino in Bag in Box sono gli Stati Uniti che prendono il 20% di questo mercato con importazioni per 135.000 mila ettolitri e 20 milioni di euro nel trimestre (prezzo medio 1,48 €/l). Seguono Svezia (86.000 ettolitri e 16 milioni di euro), Portogallo (che importa b-i-b soprattutto dalla Spagna ad un prezzo medio di 0,68 €/l) e Norvegia.

Ricordiamo che dal primo gennaio 2017 sono entrati in vigore i nuovi codici di nomenclatura combinata (NC), secondo i quali il vino che prima si definiva generalmente sfuso (vino venuto in contenitori superiori a 2 litri) è suddiviso ora tra due codici: NC 2204 22 per il vino venduto in recipienti tra i 2 e i 10 litri; NC 2204 29 per il vino commercializzato in contenitori superiori a 10 litri.        

link fonte

         

         

Bag-in-box e la fotografia delle esportazioni (giugno 2017)

Prezzi bag in box

Il recente codice di nomenclatura doganale consente ora il monitoraggio esatto di questa categoria. Facciamo un confronto Italia/Francia/Spagna.

Nel corso del 2017 la nomenclatura combinata è stata riformata, introducendo nuove voci che consentono di monitorare con maggiore dettaglio alcune tipologie di vino: oltre alla categoria generale dei vini confezionati in contenitori >2<10 litri, per l’Italia come grandi novità abbiamo Prosecco Doc-Docg e Sicilia Doc.
I vini confezionati in contenitori >2<10 litri, che fino al 2016 erano stati ricompresi genericamente nella categoria “sfusi”, sono un importante segmento di mercato, in quanto contengono al loro interno tutto il movimento dei vini che viaggiano in bag-in-box da 3 o 5 litri, molto popolari in Paesi come Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca.
Per l’Italia, il totale esportato nel periodo gennaio-marzo è di 85.000 ettolitri, per un valore di 14 milioni di euro, equivalenti al 2% del totale export a volume e all’1% a valore.
Il grosso di questa categoria è vino a Igp (34.000 ettolitri, corrispondente a una quota del 41% sul totale), mentre il blocco Dop equivale al 14%.
A livello di segmentazione colore, due terzi del prodotto sono vino rosso-rosato, contro un 30% di bianchi. La distribuzione per Paesi spiega questa particolarità: in cima alla lista degli acquirenti, oltre a UK e Usa, tradizionalmente “bianchisti”, troviamo Norvegia, Svezia, Germania, Danimarca, Svizzera e Finlandia, tutti Paesi in cui invece è preferito il rosso.


Il confronto con Francia e Spagna

Un confronto con i principali competitor europei vede la Francia in testa come valore export, con circa 19 milioni di euro cumulati nel trimestre e un prezzo medio di 2,24 euro al litro, contro gli 1,69 dell’Italia. La Spagna è per ora fanalino di coda, soprattutto per quanto riguarda i valori (7,3 milioni di euro), legati a un prezzo di vendita attestato a 1,20 euro. I volumi per i tre Paesi sono abbastanza omogenei, in particolare per Italia e Francia, mentre la Spagna è separata un paio di milioni di litri.


Per quel che concerne le principali destinazioni, in comune i tre competitor hanno molti porti d’arrivo: tutti convergono con quote importanti verso UK e Svezia, quest’ultima primo mercato per francesi e spagnoli, mentre per l’Italia è terza. Londra è prima destinazione a valore solo per Italia. Per i francesi assume una certa importanza il vicino mercato belga – terza destinazione con il 12% di quota – mentre sia Spagna che Italia hanno nelle prime destinazioni la Francia. Francia che infila la Cina e il Giappone nelle priorità, Giappone condiviso anche con gli italiani. La Norvegia è invece strategicamente importante per l’italia (seconda destinazione e 15% di share), mentre arretra per gli spagnoli al quinto posto (8%) e al 10° per Parigi, con solo il 3% sul totale. Peculiarità tutta italiana infine è la Repubblica Ceca, che con 333.000 euro ha una quota del 2%: Praga è praticamente inesistente per francesi e spagnoli.


L’export italiano è quello più concentrato: le prime tre destinazioni (UK, Norvegia e Svezia) cubano il 55% del totale, mentre per Parigi le prime tre (Svezia, UK e Belgio) rappresentano il 38% e il 40% per gli spagnoli, con Svezia, Danimarca e UK in cima alla lista.


A livello di prezzi medi, l’Italia è mediamente più cara in Scandinavia, dove invece il divario tra spagnoli e francesi è ridotto a una questione di centesimi. In Usa e UK non c’è partita, con i francesi che ci distanziano di 4 euro di media. In Germania, la differenza di prezzo a favore dei francesi si riduce a una trentina di centesimi, mentre gli spagnoli vanno addirittura sotto l’euro.
Il prezzo più basso in assoluto – tra le grandi destinazioni – è pagato dai francesi per un litro di vino spagnolo: 65 centesimi.

                             

             

 

                

Il Bag in box: ha oltre 50 anni 

BIB USA

Negli USA riguarda 1 litro su 5 venduti !

Secondo l’ultima ricerca Nielsen, il vino nel "cartone" è un fenomeno da tenere bene sott’occhio. Prezzi, comodità e freschezza i motivi del suo successo.

Inventato dal produttore australiano Thomas Angove, il bag in box ha superato i 50 anni. Tempo di andare in pensione...? No, secondo l’ultima ricerca. Infatti, se è verosimile che in Europa non ha mai preso il grande volo, negli Usa pare che abbia festeggiato il mezzo secolo di vita con una buona notizia: tra il 2009 e il 2014 le vendite sono raddoppiate, ed oggi la categoria rappresenta il 7% di tutto il vino venduto nel Paese in valore e il 17,5% in volume. Praticamente 1 litro di vino su 5 è venduto nel bag in box.

“La gente” spiega Danny Brager, vice presidente Nielsen “crede che il bag in box abbia fatto il suo tempo, ma si sbaglia, perché sta ancora crescendo. Specie il formato da 3 litri”. Formato che da solo vale il 3% del mercato del vino in USA, in crescita del 74% sul 2013. Cala, invece, il formato da 5 litri, legato soprattutto ai consumatori sopra i 55 anni e con redditi medi. A dimostrazione di come non sia unicamente una questione di risparmio.

Oltre al prezzo, infatti, la ricerca mette in evidenza gli altri motivi di successo, ovvero la portabilità (lo si può portare ovunque senza il rischio che si rompa e senza bisogno di cavatappi), la freschezza (una volta aperto il vino si conserva molto più a lungo) e il minore impatto ambientale sia nel packaging, sia nel trasporto. Ma quanto sono disposti a pagarlo i consumatori americani? Molto di più che in passato: secondo lo studio, la maggior parte dei consumatori spende tra i 16 ed i 20 dollari per un bag in box da 3 litri, ma si può andare anche oltre questa soglia.


                                          

IL FENOMENO IN USA: SPOPOLA LA SCATOLA NERA DI CONSTELLATION

In un mercato dove in generale calano le vendite di vino economico, il formato in cartone da tre litri guadagna nelle vendite, soprattutto per il vino dei brand più forti.

Il bag-in-box è oggi negli Stati Uniti un formato di crescente importanza per i grandi brand. Secondo dati Nielsen (che vi proponiamo via Wines&Vines) il vino di qualità in cartone è tra le categoria maggiormente in crescita. Etichette come Black Box di Constellation Brand  o Bota Box di Delicato Family Vineyards sono oggi tra quelle le cui vendite stanno maggiormente crescendo all’interno della categoria vini fermi.

Il Bota Box nel formato da 3 litri è addirittura oggi la 15a etichetta nelle vendite statunitensi di vino a marchio, con una crescita delle vendite del 28% lo scorso anno e del 139% negli ultimi cinque anni: cresce a una velocità sette volte superiore a quella media della categoria vino fermo. Tra confezioni da 3 e da 5 litri nel 2016 l’etichetta di Delicato ha venduto 5 milioni di casse.

Più in generale, prendendo in considerazione anche i dati di IRI si nota che in un mercato in cui il vino economico sta perdendo terreno, e ci si riferisce alla fascia di prezzo inferiore agli 8-9 dollari per bottiglia (quando invece molti osservatori hanno notato per il 2016 una crescita delle vendite di vino venduto a più di dieci dollari per bottiglia, si veda ad esempio qui quanto suggerito da IWSRovvero qui quanto tracciato nell’ultimo report della Silicon Valley Bank), il formato B-i-B da 3 litri guadagna terreno nelle vendite e cresce in popolarità.

Ed è proprio il Black Box il bag-in-box più venduto nel mercato Usa. È uno dei prodotti di punta della multinazionale Constellation e nel 2012 ha superato di slancio i 7,2 milioni di pezzi venduti con un incremento del 27% rispetto al 2011, altro anno record con più di 5 milioni di “boxed wine” vendute (vale a dire un più 29% rispetto al 2010).

Il Black Box offre solo vini super-premium, come li chiamano gli americani, di media-alta qualità. Si acquista in supermercati ed enoteche ad un prezzo che oscilla tra i 19 e i 25 dollari (con un risparmio del 40% rispetto all’acquisto di 4 bottiglie da 750 ml). Constellation ha immesso il Black Box nel mercato Usa soltanto nel 2003, comprando il marchio e il formato da una piccola cantina della California per meno di 200 mila dollari. Il lancio del Black Box è iniziato in sordina, con una pubblicità e un marketing a costo zero. E in quel primo anno le vendite non hanno superato i 50 mila pezzi.

                              bib black box                                                                 

    

      

                     

BAG IN BOX in quali Paesi? (2014)

VENDITE BAG IN BOX VINI

In Francia interessa il 30% delle vendite

Oltre il 30% del vino venduto nella grande distribuzione in Francia è confezionato in bag in box. In Francia, sottolineo, non in un paese neo consumatore o neo produttore qualunque. In Francia, dove si fanno bottiglie da sogno che costano centinaia, a volte migliaia di euro.

Ebbene sì, in Francia chi fa vino e chi lo beve non è mica schizzinoso, non si maschera dietro a sedicenti tradizioni: il vino nel bag in box è pratico, e va molto bene.

Il dato l’ho letto su WineNews, che riporta i risultati di un’indagine di FranceAgriMer: il 30,8% del vino venduto è in bag in box. Del resto, basta andare in un qualunque shop piccolo o grande francese per capire che là il vino in bag in box va alla grande: lunghi scaffali enoici mostrano su un lato le scatole vinose, in ampia gamma di tipologie e di prezzo, e sull’altro le bottiglie di vetro.

E noi italiani quando ci svegliamo? Eh, no! Noi italiani siamo più avanti? Forse mettiamo lacci e lacciuoli ai produttori, scriviamo disciplinari restrittivi, pubblichiamo decreti roboanti, e così il vino facciamo fatica a farlo apprezzare e magari poi lo declassiamo e lo svendiamo nei supermarket!                

                  

BIB - In Europa

Non sono solo gli scandinavi ad amare questo tipo di packaging. Anche in altri Paesi si stanno registrando tassi di crescita sorprendenti. Anche nel settore Horeca.

Non per merito dell' appeal, ma il bag-in-box sta conquistando sempre più mercati, anche quelli che siamo abituati a pensare come tradizionali. Il vino racchiuso in sacche di alluminio ricoperte da cartone sta ottenendo infatti molti consensi, forse persino inaspettati, per molteplici fattori.

Lo dimostra anche un’analisi condotta da FranceAgrimer, braccio statistico del ministero dell’Agricoltura francese, su dati delle vendite al dettaglio fino al 2014. Nei principali Paesi amanti del vino si evidenzia un sensibile incremento dei fatturati legati a questa tipologia di confezioni che piacciono non solo ai consumatori finali, per un motivo di risparmio economico, ma anche al settore horeca, visto il cambiamento nei consumi, soprattutto in un’Europa in crisi da anni, che porta sempre più a una richiesta di vini al calice, o in caraffa, invece che da bottiglia.

Tra i dati emersi dallo studio, il bag-in-box ha mostrato tassi di crescita notevoli in Paesi come la Francia, il Belgio e la Danimarca, arrivando a quote di mercato rispettivamente del 36%, 32% e 41% sul totale vendite di vini. Cifre assai interessanti, a scapito delle bottiglie in vetro, che negli stessi anni invece vedono decrescere la propria quota.

                               

Nel Regno Unito

Un caso a sé è il Regno Unito, che resta prevalentemente orientato alle bottiglie da 0,75 litri (89,7%), mentre il vino sfuso in Bag in Box è relegato a un 8,3% delle vendite.

                                      

Nel resto del mondo

In controtendenza rispetto a questa crescita del BIB, si registra in particolare in ’Australia, dove in passato aveva raggiunto il 70% del mercato, mentre oggi è al 33%, un’erosione avvenuta per lo più a vantaggio della classica bottiglia in vetro, che nel 2013 ha raggiunto il 66% di vendite.

          

            

     

Il boom del vino in bag-in-box (2014)

BLOG BIB BAG IN BOX

Ci scommetono economisti e analisti sulla diffusione di questo nuovo format. Etichette premium e d'annata che "dalla scatola "scalano i ranking enologici.

Karl Storchmann, economista guru del vino, è pronto a scommettere sul mercato del BiB, i vini in bag-in-box. Docente di economia alla New York University, nonché direttore del Jounal of Wine Economics, rivista scientifica espressione dell'Aawe, american association of wine economists, associazione non profit di docenti delle più prestigiose università, da Harvard a Yale, parla da un osservatorio privilegiato per anticipare i trend e intercettare da lontano il nuovo che avanza. Stavolta sembra proprio arrivato il momento dei Bib."Vedo un gigantesco trend per i "boxed wine"", dice a la Repubblica-Affari & Finanza.

I BiB si vendono da decenni, ma solo negli ultimi dieci anni hanno iniziato a diffondersi in modo rilevante. Spesso in formato da tre litri conservano il vino senza ossigeno, e il vino si può spillare da un rubinetto quando si vuole e quanto se ne vuole, anche un solo bicchiere per volta. Un vantaggio per chi non vuole bere molto ma neanche buttare via una bottiglia dopo un paio di giorni.

Si calcola che in Australia il 50% del vino venduto sia "wine cask" come viene anche chiamato il Bib in questo continente. Non stupisce, considerato che proprio l'Australia ha conquistato il mondo con vini economici. I primi a essere "inscatolati" nel cask. Meno diffuso è questo format in altri paesi, a partire dall'Italia, dove finora il BiB è stato considerato un vino di bassa qualità.

Ma le cose stanno cambiando. E il Bib comincia a tallonare le etichette in bottiglia più prestigiose. A partire dagli Usa. In questa terra, ancora oggi patria delle nuove tendenze, stando a quanto segnalato dal Dr. Vinis di Wine Spectator, la categoria di vini premium che cresce più rapidamente sono proprio quelli in BiB. Tutto merito dei coraggiosi produttori che per primi hanno osato "inscatolare" i loro "cru".

Tra i pionieri Wine Cube , uno store-brand del Bib, e Black Box hanno lanciato nel 2003 un vino premium, conveniente e che poteva stare in scaffale, caratterizzato da alta qualità verietale e con tanto di data dell'anno di raccolta.. Una rivoluzione per il settore. Dove ormai non è raro trovare prodotti che viaggiano al prezzo di 15-20 euro al litro. La differenza è che 3 litri dentro un bag-in-box, seppure premium, alla fine hanno un prezzo concorrenziale rispetto ai vini premium in bottiglia. Un fattore non indifferente nello scenario dei consumi profondamente mutato dopo lo tsunami finanziario mondiale. E proprio dagli Usa è partita la nuova ondata dello "chic & cheap", economico ma chic allo stesso tempo. Proprio quello che rappresenta oggi il BiB.

Anche le riviste specializzate hanno iniziato a emettere i primi rating, con tanto d'annata e formato del BIb. Alla fine del 2013, un'equipe di degustatori di Forbes, coordinati da Katy Kelly Bell, che per il prestigioso magazine firma una seguitissima rubrica, ha stilato una classifica dei migliori vini sotto i 10 euro al litro: sono tutti Bib, tre rossi e tre bianchi. 

A gennaio a BioMillessimé 2014, la fiera dei vini naturali che si tiene ogni anno a Montpellier, il vino premium in Bib è stato uno dei temi più dibattuti. Molti gli esempi di etichette "tre litri" al prezzo di 15-20 euro al litro. Vini naturalie e vini bio in effetti sono quelli che per primi hanno tratto vantaggio da questo tipo di confezione, che aiuta a preservare vini, tanto più quelli naturali con bassa o nulla presenza di solfiti e altri componenti chimici. In Italia, in effetti, il vino bag-in-box si trova sovente nei negozi. Stenta, invece, a decollare il mercato tra gli altri produttori. Come mai?

Intanto bisogna fare i conti con quella che viene definita la "sindrome del Tavernello", il vino più famoso d'Italia che ha conquistato il mondo nel brick. Un contenitore che, tuttavia, è ben diverso dal Bag-in-box- Ma questa sindrome pesa perché si innesta su altri fattori tipici della nostra cultura, molto legata alla tradizione: "Il vino è indissolubilmente legato al concetto di bottiglia, non dimentichiamo che storicamente cambia anche il formato della bottiglia a seconda delle caratteristiche morfologiche di ogni vino", racconta Armando Branchini, vice presidente della Fondazione Altagamma. Spiega Branchini: "Abbiamo la bordolese, l'alsaziana, la borgognotta, e via di seguito. In un paese come l'Italia che ha fatto la storia del vino non è facile mettere da parte questi principi che fanno parte della produzione che del consumo consapevole. Ma non solo. Il consumo di vino, come di altri beni e prodotti, ha anche una sua coerenza con il modo in cui si vive e si abita. Nel nostro paese molti appartamenti hanno una cantina, a differenza della Francia. Questo spiega perché i frigo-cantinetta da anni hanno esistono in gran parte delle abitazioni dei francesi, mentre da noi hanno iniziato a prendere piede ora. Lo stesso per il bag-in-box, chi ha una cantina preferisce magari comprare lo sfuso e imbottigliarselo da sé, lasciandolo conservare nella propria cantina- 

Ma anche l'Italia sta cambiando. Alle cantine si preferisce costruire box, le case sono sempre più piccole. I soldi per la spesa sempre di meno. Ma la gente, pur risparmiando, cerca comunque di non venire meno alla ricerca di qualità. Senza contare un altro fattore. Sul risparmio di prezzo del bag-in-box insiste un fattore oggi considerato chiave: pesa di meno, costa di meno lo stoccaggio, e il trasporto. E, tirando le somme, meno peso vuole dire anche meno inquinamento. Un driver che non lascia ormai più indifferenti i consumatori.

"Il bag-in-box rivoluzionerà il futuro, come il "container" ha rivoluzionato il commercio mondiale", sostiene Mike Veseth autore di Whte wine Economist, uno dei blog più seguiti nel mondo anglosassone. L'invenzione di un formato standard di shipping adatto a navi, treni e camion ha reso il mondo più piccolo e l'economia più grande, come scrive Marc Levinson. Ora si tratta di capire quale potrà essere l'impatto del bag-in-box.

"Il vino è un bene "di esperienza, lo devi consumare prima di sapere se è buono oppure no, per questo la gente si affida a elementi che possano in qualche modo testimoniare della qualità", racconta Luca Solca, managing director Global luxury goods di Exane Bnp Paribas. E tra gli elementi che finora hanno testimoniano della qualità di un vino c'è, appunto, proprio la bottiglia.

Ma il punto è proprio questo. Il passaggio decisivo avverrà quando il bag-in-box si identificherà con un brand, come una borsa Birkin. Negli Usa stanno già avanti: il magazine Brand Package ha nominato i vini high-end in BiB, una delle dieci innovazioni di packaging del decennio. Come ogni innovazione, ha bisogno del suo tempo per diventare "mass market".

"Succederà come il latte", sostiene Armando Branchini. E spiega:"La plastica è stata una rivoluzione dal punto di vista della logistica e della raccolta dei rifiutii, ma una rivoluzione che ha preso piede solo quando le grandi centrali del latte, come la Granarolo e le altre centrali dell'Emilia hanno deciso di adottare il brick. E lo stesso è stato per le acque minerali".

Qualche pioniere ha già imboccato la strada...

      

 

                         

Bag in box, la classifica 2013 dei più prodotti in Italia

BIB prodotti in Italia

I dati resi noti dal ministero delle Politiche agricole mostrano che la Do che utilizza di più il box è "Piemonte", con una quota del 9% sul totale rivendicato, per un volume di oltre 700.000 pezzi nel 2011.

Di seguito i dati resi noti nel corso di Vinitaly dal ministero delle Politiche agricole nel corso di un convegno, a cui ha partecipato la dottoressa Laura La Torre, dirigente Mipaaf. Con l’avvertenza che non tutti gli enti di certificazione italiani hanno reso disponibili i dati e che sono esclusi i volumi confezionati all’estero, comunque la classifica mostra alcuni dati interessanti. Primo fra tutti, il fatto che la Doc Piemonte è quella che più si è avvalsa della possibilità di condizionare in box i propri vini, con un volume di circa 30.000 ettolitri e una quota sul totale certificato del 9%, in crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2010. Seguono – anche se in forte calo – due Doc Venete, Soave e Valpolicella, mentre una vera esplosione si è avuta in un’altra Do piemontese, il Langhe, che è passato in un anno da un centinaio di ettolitri a oltre 3.700, per una quota del 14% sul totale rivendicato della denominazione. Buona anche la richiesta in Romagna, per la varietà Sangiovese, mentre gli esordienti del 2011 sono sei: Bianchello del Metauro, Colli Pesaresi, Trebbiano di Romagna, Colli Maceratesi, Montepulciano d’Abruzzo e Bardolino.

In totale, le Do che oggi autorizzano l’impiego di questo tipo di confezionamento sono 63, di cui solo tre (Frascati, Amelia, Spoleto) hanno fissato il limte minimo di capacità dei contenitori a 3 litri contro i 2 previsti dal decreto ministeriale che autorizzò i BIB nel 2008. A livello di distribuzione territoriale, la regione con più denominazioni che prevedono l’utilizzo del BIB è la Toscana, con il 16% , seguita da Lazio (14%), Veneto e Puglia.